Dieci cose da fare e due da non fare per scopare in un viaggio di gruppo
- Alessio Mischianti
- 3 giorni fa
- Tempo di lettura: 4 min
I social network sono, a tutti gli effetti, una discarica dell’individualismo. Rappresentano il punto apicale, lo zenit di ciò che l’essere umano narcisista e individualista è in grado di sopportare e produrre in termini di frustrazione esibizionistica. In termini di solitudine.
È inutile ripetere ciò che già sappiamo, ossia che tutto nasce da un evidente progetto militare, da un disegno più grande. Siamo intrappolati negli schermi, dispersi in posti che non esistono; si susseguono menzogne che diventano così autentiche da indurci a credere che, in fondo, esista una possibilità di distrarci dal terrore. Dovremmo prenderne le distanze, trovare il coraggio, parlarne durante la prossima seduta dall’analista. Tuttavia, ne siamo già consapevoli.
Eppure, in alcuni reel traspare qualcosa di miracoloso. Ci sono individui che, nonostante tutto, riescono ancora a unirsi in piccole moltitudini; escono davvero dalla depressione algoritmica raggiungendo luoghi e mettendo da parte il proprio ego per ricondurlo a qualcosa di reale, di aggregante. Un nucleo di corpi che procedono all’unisono. Spesso si muovono in carovana, su cammelli, su canoe. Sotto grandi cascate. Esplorano insieme: i loro volti si rivelano mentre si frammentano nei secondi, nei ganci visivi, nell’engagement. Alzano le braccia al cielo, ridono, sono felici. Lasciano pensare che ci sia ancora spazio per la vita, per la scoperta. Per la comunità.
I viaggi di gruppo sono forse l’unico modo per resistere al mondo.
Ma come avviene tutto questo?
Bisogna essere single.
Dopodiché, serve switchare: bisogna inventarsi menzogne credibili e autoconvincersi di essere davvero interessati a partire, a conoscere nuovi paesi, nuovi continenti, nuova gente. Funziona un po’ come l’iscrizione a un corso qualsiasi: dapprima si paga una quota più o meno ingente, poi si partecipa, sforzandosi di credere che la cosa per cui ci si è iscritti sia davvero una passione. O il tentativo di provare qualcosa che esuli dall’accoppiamento. Sia per le femmine sia per i maschi, nel giro di pochissimo tempo, si compie il processo che li riporta alla realtà.
Quindi tanto vale parlarne apertamente. Di seguito sono riportate, a mo’ di prontuario, le dieci cose da fare e le due da non fare per scopare in un viaggio di gruppo.

Numero uno
FINGERE DI ESSERE DAVVERO APPASSIONATI DEL VIAGGIO
Questo, come già detto, è l’elemento fondamentale per dare l’idea di non essere nella comitiva soltanto per il sesso o, ancora peggio, per l’amore.
Numero due
NON PROVARE DELUSIONE SE, UNA VOLTA ARRIVATI IN AEROPORTO, CI SI RENDE CONTO CHE IL GRUPPO È COMPOSTO DA PERSONE SESSUALMENTE NON ATTRAENTI
Di norma, i format degli organizzatori dei tour non prevedono che si conoscano gli altri partecipanti prima della partenza. Perciò è come un appuntamento al buio: si scopre tutto al momento.

Numero tre
SCEGLIERE UN TOUR IN BASE ALL’ETÀ
I format risultano spesso discriminatori nei confronti dei più vecchi. È consigliabile iscriversi quando si rientra nella fascia d’età compresa tra i 25 e i 30 anni. Dopo i trent’anni, iscriversi comincia a diventare difficoltoso; dopo i trentacinque, i rischi di fallimento diventano altissimi.
Numero quattro
SCEGLIERE TOUR NON DA NERD GEOGRAFICI
È fortemente consigliato evitare paesi strani. Qualora se ne scelga uno, è abbastanza frequente trovarsi in un gruppo di sfigati inchiavabili e semicalvi con perversioni parafasciste o staliniste. Perciò, via libera alle più banali mete occidentali e occidentalizzate.
Numero cinque
INDOSSARE CAPI DI ABBIGLIAMENTO OUTDOOR FIRMATI
La maggior parte dei viaggi di gruppo prevede escursioni. Che si scelgano climi artici — vedi l’Islanda, la meta più gettonata — o tropicali, è bene presentarsi con brand come Patagonia o The North Face, per ottenere un immediato vantaggio rispetto a chi si presenta con l’antivento da 19,99 euro di Decathlon. Se il tour operator vi fornisce T-shirt o zainetti con il proprio logo, non indossateli.

Numero sei
OPTARE PER ITINERARI DAI TREMILA EURO IN SU
In linea con il discorso sui capi d’abbigliamento firmati, optare per itinerari costosi innesca un trigger dovuto spudoratamente alla degenerazione del capitalismo e, di conseguenza, conferisce al partecipante un sex appeal maggiore, anche quando ne ha poco o ne è addirittura privo.
Numero sette
RESTARE AI MARGINI DELLE FOTO
Durante il viaggio si susseguiranno molti momenti in cui la tour guide coinvolgerà tutti in foto e video da pubblicare sui social. Cercate di rimanere distanti; assumete espressioni semiserie, sfoggiate sorrisetti beffardi: chi sta in mezzo e mostra una partecipazione esagerata, ridendo sguaiatamente, non scopa mai.

Numero otto
MANTENERE UNO STATO DI EBBREZZA PERENNE
Bisogna però evitare di ubriacarsi del tutto e di scadere nel ridicolo o nella disperazione. Uno stato di ebbrezza perenne consente di inserirsi nelle conversazioni e, in particolare per i maschietti, di essere parzialmente più performanti e disinibiti in caso di accoppiamento.
(Se il soggiorno avviene in paesi islamici, l’alcol sarà pressoché impossibile da reperire; in tal caso, deve essere immediato l’approvvigionamento di droghe tramite spacciatori locali.)
Numero nove
AVERE GIÀ FATTO ALTRI VIAGGI IN PAESI REMOTI, MA NON STRANI
Quindi: Sud America, Australia, Sud-est asiatico. Se possibile, flexare tali viaggi attraverso vessilli sugli zaini, marchi, simboli, storie in evidenza sul proprio profilo Instagram o tatuaggi che li richiamino. Flexare, in certi casi, è indispensabile alla lotta, ma, come per l’alcol, senza esagerare. I ricordi delle esperienze vanno disseminati; spesso basta anche inventarseli. Va sempre sostenuto che si è viaggiato da soli.
Numero dieci
VIVERE IL QUI E ORA
Per trovare il coraggio di partire per un viaggio di gruppo è necessario affrontare prima un percorso psicoterapeutico. Bisogna quindi mantenere sempre il focus su ciò che l’analista ci ha aiutato a comprendere di noi stessi. Anche quando si pensa che siano tutte stronzate, bisogna prendere quelle stronzate e farne dei dogmi: solo così si riescono a evitare spiacevoli ricadute e a godersi appieno l’experience.
Le cose da non fare sono strettamente collegate a quelle da fare e sono molto semplici.


Numero uno
EVITARE DISCORSI POLITICI
Il target dei viaggi di gruppo è composto — salvo le dovute eccezioni — da individui tanto tremendamente in crisi quanto tremendamente concentrati su sé stessi. Parlare come se esistessero la storia e la geopolitica al di fuori di ogni singolo essere umano può essere traumatico, soprattutto se chi ne parla possiede ideali estremisti. Non bisogna mai citare la guerra. In casi particolari, si può dar vita a brevi dibattiti riguardanti l’economia.
Numero due
NON TOGLIERSI LA VITA DURANTE IL VIAGGIO
Qualora i tentativi di accoppiamento non vadano a buon fine, l’errore più comune è sentirsi in colpa e ricondurre tutti i problemi al proprio rapporto con il padre. Consiglio spassionato: provare soltanto un leggero velo di tristezza fino all’imbarco per il ritorno e, solo dopo, una volta atterrati in Italia, valutare il da farsi.






Commenti