Epstein files: il rumore che protegge il Potere
- Federico Pintus
- 9 ore fa
- Tempo di lettura: 3 min

La pubblicazione degli Epstein files si inserisce perfettamente nella logica della post-verità come tecnologia di potere.
Non per ciò che rivelano — o rivelano parzialmente. Ma per come vengono immessi nello spazio pubblico: in forma caotica, emotivamente travolgente, frammentaria, priva di contorni stabili e di una cornice interpretativa condivisa.
La strategia consiste nel rendere impraticabile l’accesso alla verità stessa. L’obiettivo è saturare la piazza informativa con contraddizioni, sospetti, mezze rivelazioni. Il risultato non è la presa di coscienza, ma l’esaurimento cognitivo. Quando tutto sembra possibile, nulla diventa accertabile. Una tecnica di potere, di controllo manipolativo dell’opinione pubblica.
Non serve dire “questo è falso”, ma insinuare che nessuno possa davvero sapere cosa è vero. La pubblicazione disordinata degli Epstein files non favorisce una narrazione coerente di responsabilità. Genera al contrario una montagna russa emotiva di rabbia, disgusto, paranoia e caccia ai colpevoli. Nel caos la coerenza muore, così come una comprensione minimamente condivisa dei fatti. Viene quindi a mancare anche la possibilità di tradurre l’indignazione in un’azione politica razionale.
La rinuncia alla coerenza è centrale. Messaggi opposti convivono senza soluzione di continuità. Epstein era l’unico al centro della bancarotta morale documentata, o no? Tutto è inconfutabilmente provato. O no? Nel caos, tutti sono colpevoli. E nessuno lo è veramente: le responsabilità individuali, diluite. Una simultaneità di versioni che non è un errore, piuttosto una scelta. Il potere non ha più interesse ad imporre una narrazione unica: gli basta inondare lo spazio pubblico - produrre infodemia - fino a rendere la verità indistinguibile dal rumore.
Un altro punto. Il ruolo del caos infodemico e dell’uragano emotivo da esso generato nella costruzione del mito del potere. Chiariamo: non è solo un mito, specie oggi è una realtà. Ma è anche attraverso la rabbia, la paura, il sospetto, l’indignazione - le emozioni viscerali che vicende come questa evocano e il loro effetto di amplificazione mediatica - che il potere costruisce la percezione della propria forza. Sono anche le persone comuni, specie quando i contorni sono così vaghi e al contempo scioccanti, ad avverare la profezia della forza del potere.
L’information overload è l’arma più devastante del XXI secolo.
Sommersi da continue rivelazioni - emotivamente caotiche e moralmente squallide, ai limiti del gossip - ci ammaliamo di cinismo (“sono tutti uguali”), di apatia (“non mi interessa più nulla”), di frammentazione identitaria (“io sto con chi la pensa come me”). La rabbia si incarna in micro-conflitti, mentre il potere reale rimane sullo sfondo, intatto e indisturbato.

Il controllo non è più esterno, ma interno. Niente censura, niente repressione. Le persone, sommerse dall’infodemia emotivamente sregolata, rinunciano da sole alla possibilità di sapere. È una resa cognitiva cui subentra la resa politica.
La propaganda della post-verità ha infatti un obiettivo preciso: depoliticizzare. Far passare la partecipazione politica come inutile, tossica, da ingenui. La libertà pubblica delegittimata, quella privata esaltata come l’unica meritevole di sforzi e attenzioni. Stringiamo un patto col diavolo, col potere. Io rinuncio alle mie libertà politiche, tu mi garantisci efficienza (chi vota Trump, sostiene Putin et similia ripete questo mantra come un’ossessione). Ordine, infrastrutture, sicurezza, “tranquillità”.
La morte della società civile, divenuta subalterna e passiva. Non le rimane altro che consumare le briciole di un circo mediatico tirato in piedi per stimolare isterie di massa. Il saliscendi che dallo stress emotivo collettivo porta alla sedazione più totale. Gli Epstein files si inseriscono, in questo senso, nel processo decennale che ha fatto della politica il reality show più seguito. Il palco sul quale vanno in scena le grandi passioni umane, incarnate da uomini che si prestano volentieri – per mero tornaconto elettorale – a diventare i personaggi di queste saghe travolgenti.
La pubblicazione degli Epstein files è un sedativo che induce paralisi politica. Rivela fatti in modo emotivamente caotico, produce saturazione informativa, polarizzazione e depressione partecipativa. Divide un corpo politico già frammentato.
È un caso? O un disegno ben preciso?
Il caos indotto non è un effetto collaterale: è la conditio sine qua non. La condizione necessaria per rendere la partecipazione politica impossibile. Per lasciare operare il potere indisturbato. Nel silenzio in cui risuonano solo le sue sentenze senza appello. Nessun ricorso da parte della società civile.
Epstein files: il rumore che protegge il Potere






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