Europa e Russia: storia di un confine da definire
- Emanuele Bocchia
- 2 giorni fa
- Tempo di lettura: 6 min

La Russia è considerabile uno dei paesi più interessanti dal punto di vista culturale. Essendo il punto d'incontro tra Asia ed Europa nella sua storia ha condiviso i costumi ed i modelli politici di entrambi i continenti. Ma i confini del continente Europeo comprendono anche il territorio russo?
Il dilemma dei confini orientali europei ha origini fin dal medioevo, periodo nel quale la Russia non era compresa come Europa in alcun modo. Solamente dopo la caduta di Costantinopoli la guida della chiesa ortodossa passò al Granducato di Mosca, il quale si proclamò detentrice dei valori ortodossi ereditati da Bisanzio definendosi come “Terza Roma”.
Pietro il Grande
Dal XVIII, secolo successivamente al trattato di Nystad, la Russia visse con lo Zar Pietro il Grande la sua prima riforma di modernizzazione basata sul modello europeo. Lo Zar Pietro I al ritorno dal suo viaggio in Europa decise di creare un assetto statale moderno ispirato alle monarchie del ‘700 come Francia, Austria ed Inghilterra. San Pietroburgo venne trasformata architettonicamente in modo simile alle capitali europee, l'esercito venne riformato e reso più efficiente, dimostrando grandi capacità nelle guerre con la Svezia. In questi anni ferventi europeisti come l'Abbé di Saint-Pierre teorizzavano addirittura ad una federazione di stati europei tra cui la Russia, paese considerato barbaro fino a pochi secoli prima da Montesquieu.
Da qui in poi il confine Europeo iniziò sempre di più ad essere posto verso i monti Urali, integrando in maniera sempre più diretta l'Impero Russo nello scacchiere delle potenze occidentali. Sovrani come Caterina la Grande o Alessandro primo sono esempi di leader fortemente vicini al modello di pluralismo europeo.
Occidentalisti e slavofili
La divisione in epoca contemporanea nell' ‘800 del pensiero russo nei confronti della società europea si divideva in due correnti di pensiero: gli “zapadnik” o “occidentalisti” e gli “slavofili”. I primi vedevano nella società europea i valori alla quale la Russia avrebbe dovuto avvicinarsi e che fosse la naturale conseguenza del percorso iniziato da Pietro il Grande. Gli slavofili comprendevano invece una visione avversa ai valori occidentali, criticati per il loro estremo individualismo, promuovendo la solidarietà tra i popoli di etnia slava, sottolineando i valori della tradizione russa e la sua cristianità ortodossa.
La Rivoluzione Russa
Con la rivoluzione bolscevica e la fine dell'impero russo, i rapporti tra Russia ed Europa peggiorarono drasticamente, spostando nuovamente il confine europeo ai confini russi e non più ai monti Urali. Le idee rivoluzionarie però non erano tutte concordanti su una chiusura dei rapporti con l'Europa. L'esempio più lampante fu Trockij, il quale fu un fervente internazionalista marxista proponendo la sua idea di unione politica tra Stati Uniti d'Europa di cui la Russia sarebbe stata parte, come unione proletaria contro il capitalismo globale. Visioni nettamente differenti da quelle Staliniste e Leniniste che dominarono il pensiero poi adottato dall'Unione Sovietica: Lenin era scettico nei confronti degli Stati Uniti d'Europa, ipotizzando che un'unione del genere seppur avrebbe concesso dei minimi scambi economici si sarebbe rivelata solamente un unione di capitalisti col fine di condividere le colonie e sfruttare ulteriormente il genere umano. La visione di Stalin fu fortemente a favore di un socialismo “autarchico” applicabile in un solo paese e contrario alle teorie della rivoluzione permanente trotzkiste.
Il pensiero Marxista-Leninista adottato da Stalin divenne egemonico prima nell'URSS e successivamente alla seconda guerra mondiale in tutto l'Est Europa, procedendo a rimodellare il concetto di una divisione europea dalla Russia ancora di più. I confini europei furono delimitati dunque dalla “cortina di ferro” che durò fino al 1989.
Gorbaciov, Perestrojka e Vladimir Putin
Nel 1987, nel suo libro sulla Perestrojka, Gorbaciov spezzò la narrazione di una Russia divisa dal continente europeo. L'ex presidente dell'URSS sosteneva la grande condivisione nella creazione dell'Europa e della sua storia, condivisa dai popoli slavi e del loro contributo allo sviluppo del continente.
Con la fine dell'Unione Sovietica vi fu un breve avvicinamento della neonata Federazione Russa all'Occidente europeo, dovuta anche ad una grave crisi economica, con la presidenza caotica del presidente Boris Eltsin che pose le basi per l'ascesa di uno dei personaggi politici più influenti di questo secolo: Vladimir Putin.
Con la Presidenza Putin nel 2001 la narrazione ideologica divenne puramente incentrata sui valori nazionali russi, slavi e ortodossi, una leadership caratterizzata da un forte statalismo nazionalista. La Federazione Russa promosse e la propria autonomia valorizzando lo stato nazione, ideologicamente contrapposta ai valori dell'Unione Europea di limitazione della sovranità statale ed economica.
Mosca nei primi anni ‘2000 mantenne rapporti molto fragili con i paesi europei, dal 2004 in poi l'unione alla NATO e nell'UE dei paesi dell'ex blocco sovietico come: Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, poi i Paesi Baltici. L'espansione dell'ideologia liberale e dell'influenza americana per il Cremlino è un tradimento implicito della promessa di non estendere la NATO a Est. L’ideologia del “mondo russo” (Russkij Mir) come appartenenza delle popolazioni russofone alla Russia comincia a formarsi come risposta culturale e geopolitica. Le rivoluzioni colorate filo occidentali dal 2003 al 2005 destabilizzarono ancora di più i rapporti internazionali, demonizzando sempre di più l'immagine occidentale.
Il discorso di Monaco del 2007
Il discorso di Vladimir Putin alla 43a Conferenza sulla Sicurezza a Monaco del 2007, su invito del presidente Horst Teltschik, fu la separazione ufficiale della Russia dal sistema europeo al quale si era brevemente avvicinata per pochi anni.
Il presidente russo denunciò con fermezza l'espansionismo americano verso est attraverso la NATO e l'utilizzo indiscriminato della violenza da parte delle potenze mondiali nelle relazioni internazionali, denunciando l'espansionismo occidentale come una minaccia per la sicurezza Russia.
Con questo discorso si definì la linea di confine che tuttora è compresa come delimitazione dell'Europa: il confine Russo e Bielorusso. Situazione acuita ancor di più dalle crisi in Georgia, Ucraina e l'invasione Russa del 2022.
Date le attuali circostanze decisamente problematiche nei rapporti tra Europa e Russia, non possiamo fare supposizioni avventate sul destino diplomatico tra i due paesi. Tuttavia, dobbiamo ragionare sul sentimento di insicurezza che caratterizza la Russia da più di un secolo e l'ascesa al potere di Putin come diretta conseguenza di questo sentimento.
La Russia dal 1917 al 1989 è stata vittima di interventi da parte delle potenze europee volte a destabilizzare e minare la nazione con il fine di un cambio di regime anti-bolscevico. Questi interventi seppur in diverse condizioni con l'avanzare del tempo e dei rapporti sono stati una costante che ha semplicemente prodotto paura e insicurezza nella popolazione. La nascita di leader come Stalin, la sua idea del “socialismo in un solo stato” e il successivo imperialismo sovietico sono diretta conseguenza di questo clima. Date queste condizioni la stabilità della nazione è sempre stata la missione storica del Partito Comunista Russo, il quale indirettamente aveva stabilito un patto sociale con la popolazione: un accordo di sicurezza in cambio di libertà.
Non a caso leader come Eltsin e Gorbaciov sono ampiamente criticati. Poiché l'avvicinamento alle potenze occidentali fu percepito come un tradimento di questo patto e una palese sottomissione. L'ascesa di Putin fu dovuta alla sua capacità di ripristinare, tra il 99’ fino ad oggi, quel patto sociale perso dalle due precedenti amministrazioni. È necessario tenere a mente però che l'autoritarismo russo ha radici più profonde rispetto alla paranoia post-rivoluzionaria. La Russia ha una tradizione dittatoriale e di conflitto ai vertici fin da Ivan il Terribile. L'estensione territoriale del paese è storicamente una giustificazione per il mantenimento di un assetto autoritario del governo come collante di una nazione che copre due continenti.
L'Europa dal suo punto di vista, nello specifico la parte orientale, ha vissuto sotto una dittatura imposta da Mosca dal ‘45 fino all'89. Ciò ha contribuito al sentimento di inimicizia che oggi persiste nei paesi dell'ex blocco sovietico verso Mosca. Soprattutto nel continente Europeo la Guerra Fredda ha permesso una familiarizzazione della Russia come non solo qualcosa di estraneo agli affari europei, ma come avversario perenne. Bisogna ulteriormente considerare che dopo la fine del comunismo mondiale, tutte le ex repubbliche sovietiche e le nazioni che erano sotto il suo giogo ebbero una svolta di estemismo di destra favoreggiata dal dissenso interno post-regime. Ciò è risultato utile per le élite oligarchiche di quei paesi per instaurare il loro potere attraverso la propaganda fascista. Questi sentimenti tutt'ora sono presenti nel tessuto sociale delle ex nazioni comuniste europee. Queste nazioni, seppur ignorate dal dibattito pubblico, sono di importanza cruciale nel ripristino della pace nel continente.
Oggi non considerando l'analisi appena effettuata non si può comprendere la politica della Federazione Russa e quella dell'Europa. Se questo non fosse fatto, dei negoziati sarebbero infattibili, alzando ulteriormente dei muri, se non armi, nel peggior caso. Detto ciò, in questo momento affrontiamo la differenza nei due sistemi, sperando un giorno che non sia più la forza a reggere i pesi della bilancia diplomatica.

Europa e Russia: storia di un confine da definire






Commenti