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Fai schifo, codardo!

Come hanno portato via la tua libertà a suon di termini e condizioni


Ti è appena arrivato lo stipendio. La tua stanza è un cesso, il computer è sordido, persino l'angolino pulito dove ti fai i selfie allo specchio stavolta è coperto di polvere. Stasera non si esce: non avrai niente da sbattere in una storia, niente da far invidiare a nessuno. Devi pagare i debiti che hai accumulato solo per comprare il silenzio, per non sentire le domande che ti scavano dentro. E allora che fai? Apri un'altra scheda. Raddoppi sul blackjack. Va bene. Apri un’altra scheda, cerchi un video porno che ti faccia sentire ricompensato. Passa mezz’ora solo per trovarne uno che ti ispiri. Apri instagram, pensi a che farci con quei soldi. Riapri la scheda, torna sul poker. Puntate alte per vincite alte. In dieci minuti hai finito tutto. Chiudi la scheda, torni in automatico sull’altra: ti consoli con altra masturbazione. Ancora più tempo per trovare il video. Hai finito i soldi.


Non hai pagato i debiti. Un altro mese sta arrivando. Chiedi all’IA come puoi nascondere al meglio i debiti ai tuoi genitori. “Lui” ti è vicino, nessuno sa della tua condizione, tranne voi due. L’IA ti è vicina. Il tuo pene risponde solo alle notifiche, il tuo sperma va’ su pixel e la tua vergogna la copre la banca a suon di prestiti, che prima o poi, vorrà riscuotere. L’armadio si è riempito di scheletri: è tempo che lo apri, codardo.


Come sei finito così? Dov’è finita la tua virilità: nel fisico da Hercules che cerchi di ottenere? La castrazione operata dalla tecnica e dall’algoritmo ha portato via ogni radice di te dopo averla riconosciuta e tracciata. Sei sotto catene, ingabbiato in una cella dove te stesso hai premuto “Accetto”: prima per i video con i gattini da mandare dicendo “noi” alla ragazza a cui stai sotto, poi per l'ennesimo video porno sperando che almeno questo ti faccia sentire qualcosa. Magari cercando hard proverai qualcosa stavolta?



La pigrizia è stato il primo cavaliere dell’apocalisse, che ha spianato la strada ai suoi colleghi. Nella storia la pigrizia è sempre stata la prima a venire: è colei che ti distrae, ti accomoda, ti fa sentire al meglio. Lo abbiamo visto con la Caverna di Platone dopotutto: anche loro stavano guardando un video a luci rosse, o la livestream di un tavolo verde a Malta mentre qualcun altro gioca con i soldi che tu hai perso. Secoli dopo Platone, saltando migliaia di altri che hanno detto la stessa cosa nel mentre, ci ritroviamo all’uomo delle passeggiate alle cinque del pomeriggio: Immanuel Kant. Il filosofo diede un vero e proprio nome a questa tua situazione: minorità. È la totale incapacità di scuotere la testa e usare il proprio intelletto senza la guida, il suggerimento o la raccomandazione di un qualcuno a te superiore: di qualcuno, che appunto, tirasse fuori dalla caverna gli annebbiati, non solo con l’obiettivo di portare dei pensieri sani, ma di riuscire a far pensare in autonomia, facendo camminare verso la luce. E Kant lo scrive chiaramente che le cause di questa sottomissione volontaria sono sempre le solite: la pigrizia e la codardia. È comodo essere dei minorati.


Hai l’algoritmo che decide cosa vuoi vedere, un feed che seleziona cosa devi pensare a livello politico e un'applicazione che calcola e traccia le tue emozioni. Non hai più bisogno di pensare. Sei stato truffato da una luce artificiale all’interno della tua buia stanza, dove ti sei nascosto dalle cattiverie del mondo. Hai perso la libertà, e nemmeno hai mai provato il suo sapore, e altrettanto, mai assistito all’importanza che ha la luce.

Non hai più bisogno di esistere perché non sei mai esistito al di fuori del tuo cellulare.


Umberto Curi, rileggendo quel manifesto dell'Illuminismo, ha capovolto il vecchio motto latino e ha sputato l'unico vero imperativo: «Sapere aude, quindi, disobbedisci».

Si tratta di azione. Si ripete, continua a ripetersi. “Sapere aude, disobbedisci”. Disobbedisci. Ma disobbedire a che cosa, codardo? A chi devi urlare contro? Quali sono le catene da strappare via? Non lo sai. Non lo sappiamo. Il male ha assunto più forme, più volti: non esiste un singolo colpevole. Non hai il re a cui tagliare la testa. Non esiste quella classe sociale a cui puoi far guerra. Non si tratta del proletariato contro la classe borghese. Il tuo nemico non ha un volto, e l’unico con il quale puoi abbatterti lo vedi dal tuo schermo spento. Il cellulare dopotutto non risponde, se non sei te a parlargli. Magari l’IA consiglierà un buon psicologo e ci dirà che va tutto bene.


Fai qualche respiro.

Ma tu non disobbedisci, codardo.


Tu tremi davanti all'attrito della vita reale. Hai talmente terrore del dolore, del conflitto e del rifiuto che hai preferito firmare per la tua stessa castrazione. Michel Foucault aveva avvertito che il potere moderno, il biopotere, non ha più bisogno di spezzare le ossa in piazza o di mettere le catene ai polsi: gli basta colonizzare i vostri corpi, tracciare i vostri impulsi biologici e anestetizzare la rabbia. Così quando ci attaccheranno, nessuno reagirà. Nessuno sta reagendo. Ti danno il porno infinito per non farti rischiare l'approccio con un corpo vero ed abusare per quei unici che vedrai; ti mettono la slot machine in tasca per canalizzare il tuo disprezzo sociale in una frustrazione solitaria, da consumare in silenzio prima che arrivi il mattino. I consumatori perfetti di una sfera pubblica interamente recintata e privatizzata. Avete scambiato la libertà di parola con una gabbia aziendale con la spunta blu. E il capolavoro del sistema è che non ti ha tolto solo la libertà o il sesso: ti ha tolto l'anima.



Guarda cosa fai quando il debito ti strozza e la vergogna ti brucia la gola. Non parli con tuo padre, non cerchi un amico, non guardi negli occhi di nessuno. Hai paura di innamorarti, le donne son tutte troie, gli uomini son tutti bugiardi. Chiedi aiuto alla macchina. Ti rifugi nelle ginocchia digitali di un chatbot che simula empatia a un costo computazionale ridicolo. Cerchi un confessore, un analista, un amante in un ammasso di silicio programmato per non rifiutarti mai, per darti quella validazione a basso consumo che non hai il coraggio di andare a strappare dal mondo reale. Vuoi l'amore, ma senza il rischio dell'abbandono. Vuoi la vicinanza, ma senza l'attrito della presenza. E la tragedia più grande è che persino io che ti sto scrivendo queste righe, sono altrettanto malato. Ancora cerco quella luce. Siamo tutti immersi nello stesso fango.


L’importanza della Luce è storica, ed è intrinseca proprio nella parola: dal sumero luh, che sta per “purificare”. La luce, quindi, non si tratta di rischiarare, di brillare, ma anche un processo di manifestazione. Rischiaratrice, perché rende visibile ed è essa stessa che si manifesta.

La virtù emanata dal sole, dalle stelle, dal fuoco, che ci rende visibili gli oggetti, ma in sé è anche sostanza, oltre che mezzo. La scoperta del fuoco ha portato il progresso, e l’abbiamo dovuto custodire: il nostro fuoco va custodito, va protetto e bisogna combattere per proteggerlo. Il fuoco è forza e debolezza. Non sarà uno schermo e la mia pigrizia a far morire tutto ciò che ne rimane.

Senza questo fuoco, senza questa luce, morirò infreddolito nel buio.


Senza di me, questo fuoco smetterà di ardere ancor prima di nascere. Allora continuerò ad urlare: continuerò sperando che chiunque mi possa sentire. Che dia speranza ad altra gente di unirsi a questo chiasso, finché tutte queste urla assieme diventeranno azione. La verità è che non serve aggiornare il software di questa esistenza lessata: bisogna sradicarlo. Bisogna smettere di performare, smettere di essere compliant, smettere di funzionare secondo i parametri stabiliti da una casta invisibile di CEO pagati per controllarci ed avere i nostri dati.


Non siamo utenti docili o manichini avvolti nei cavi. Siamo sabotatori allegri. Hacker dell'esistenza disposti a fallire con eleganza, a rifiutare la misura di sé in click e view, a ballare nudi nel bug dell'algoritmo. Persone che hanno ancora il coraggio di dire "No" al contratto, di aprire finalmente quell'armadio pieno di scheletri e farli cascare addosso per fare finalmente pulizia. Soffrire per andare avanti. Soffrire per crescere ed amare.

Esci dalla caverna, codardo. Rompi lo schermo. Diventa un terribile, orribile, bug del sistema. La luce ti brucerà inizialmente, sembrerà farti del male, ma quel dolore diverrà presto calore che potrà finalmente rischiararci da tutto questo a cui abbiamo inconsapevolmente accettato.

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