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Perché l’orso è il miglior animale

Perché l’orso è il miglior animale

La vita dell’orso è simile a quella di molti altri animali. Immerso da tempo in un ecosistema dai ritmi ormai frenetici, modellato da migrazioni collettive e fabbisogni individuali, si barcamena stancamente fra tana e lavoro seguendo il pensiero unico: fare soldi. Non ama inseguire questi soldi, odia il lavoro, potrebbe non metaforicamente sventrare tutti i suoi colleghi, ma non lo fa: è andato in terapia, ora è un animale migliore.


Da qualche tempo, di sera, l’orso legge saggistica impegnata, libri di filosofia. Dopo una giornata di ufficio però, stanco, lo fa sempre in uno stato sospeso tra il sonno e la veglia. Al mattino non ricorda i concetti, ma sa di averne incontrato almeno uno che potrebbe aiutarlo a combattere la sua monumentale pigrizia, il suo enorme procrastinare, la sonnolenza cronica. Gli sembra di ricordare questo: nessuna creatura si sottrae alla propria natura. La formica lavora, il ragno tesse, il passerotto vola a sbrigare i suoi impicci all’alba. Ci pensa su. Stronzate. Si trascina fuori dal letto a fatica – il suo peso è notevole – gratta il dorso peloso sul muro ruvido, va al cesso. In terapia ha imparato due cose utili: niente telefono appena sveglio, niente telefono in bagno. Ha scoperto che così facendo riesce vagamente a visualizzare i sogni fatti durante la notte.


È un bel momento – in ufficio ha soli cinque minuti di orologio – in cui sente una connessione profonda con il suo io. Si concentra come se stesse facendo una cosa molto importante, e non semplicemente cacando. È un animale tendente alla nostalgia: spesso per strada gli capita di rivivere certe sensazioni, quando al suo naso arrivano certe note di frutti di bosco da un caffè, o un certo odore di erba da qualche parco, e rivive i tempi in cui sgranocchiava tronchi sotto il sole di primavera. Questa notte, ecco, ha sognato proprio quelle scene: una femmina di orso, una grande erezione, il ricordo sbiadito di questo partner, l’arrivo in città, poi la vita selvatica di quando era un cucciolo, le cacate vista lago nella radura appena fuori dalla fitta boscaglia, le sagome delle montagne blu, il brusio degli insetti e la luce accecante, il profumo delle bacche di ginepro, sua madre sempre guardinga, il letargo. Oggi nessun animale va più in letargo, ma un tempo, gli raccontavano, gli orsi lo facevano. Chiudevano bottega. Si infilavano sotto terra, comodi, nel buio, riposando per mesi interi, e senza sensi di colpa. L’orso ricorda questi racconti con una certa malinconia, e una punta di rabbia. Tira lo sciacquone, si lava il culo, si veste e va al lavoro. Un animale così sontuoso, dal fiuto eccellente, dalla straordinaria forza e agilità, fa quasi specie vederlo costretto a indossare il golfino e la camicia stretta, lo zaino in ecopelle, le scarpe scomode, seduto in bilico sulla sedia girevole e chino sulla scrivania.


Perché l’orso è il miglior animale

Il macaco, suo collega di vecchia data, è insopportabile. Lascia finire le frasi degli altri già formulando una risposta che, nella maggior parte dei casi, non c’entra niente con quello che è stato detto. Dà pacche sulle spalle e usa la parola “visione” almeno una volta al giorno. La riunione settimanale è agli sgoccioli. L’orso è in ansia per la sua presentazione. Ha la camicia sgualcita? Ultima slide: i risultati del report. Tutto finito. Silenzio per qualche secondo, poi il macaco:«Secondo me bisogna osare di più . Pensare fuori dagli schemi… almeno, questo è quello che penso io!»Il capo annuisce soddisfatto e segna qualcosa sul taccuino. La riunione finisce e vanno a prendere un caffè . Davanti la macchinetta il macaco gli dà una pacca e incomincia: «Allora, come va? Tutto bene?»«Bene»«Bene bene, o così così?»«Bene»Poi il macaco inizia a raccontare una cosa successa la sera prima, una cena con tipi importanti nel settore bancario.


L’orso posa il libro sul comodino. Ne è sicuro, molti animali non ci pensano al fatto che si sta su una palla gigante di roccia e acqua e fango che, sospesa nello spazio infinito, ruota su se stessa nel silenzio tombale del buio a pois. Molti animali non guardano le stelle, stanno con la testa china a brucare, a digitare numeri su fogli di calcolo, a contarsi i peli dell’ombelico. Prima di addormentarsi pensa un attimo al mare aperto, e prova invidia per i pesci che se ne stanno bene sott’acqua, con le loro società, le loro faccende, il loro correntismo occulto e segreto, un mondo sommerso silenzioso. Chissà cosa sognano i pesci, si domanda, se anche loro faticano ad addormentarsi, e se ogni tanto escono a contemplare il cielo blu notte. In sottofondo ai suoi pensieri l’andirivieni delle macchine fuori sembra quello delle onde.

L’indomani, al lavoro, durante la pausa caffè, l’orso confida al macaco l’intenzione di voler lasciare il posto per dedicarsi mente e corpo alla ricerca di se stesso. Il macaco non sembra stupito. Gli sorride e dice:«Io penso solo che un posto così, fra sei o dodici mesi, per esempio, non lo ritrovi mica facilmente! Come spiegheresti il gap sul cv ai recruiter?»Gapsulcvairecruiter? Qualcosa si rompe.


Perché l’orso è il miglior animale

D’improvviso l’orso ritrova la sua forza assopita, si ricorda degli artigli, delle zanne, del suo spirito indomabile, regredisce completamente allo stato primitivo. Innanzitutto fa a pezzi il macaco del cazzo. Distrugge la propria postazione computer mentre in ufficio l’intero regno animale comincia a scappare. Quello che succede nei minuti successivi viene poi ricostruito dai sopravvissuti con l’incertezza tipica dei traumi collettivi: c’è chi ricorda il castoro volare, il gallo schiacciato sulla moquette, il cane della prateria incastrato tra le fauci dell’orso. Visualizza l’obiettivo, l’ufficio risorse animali. Mentre si fa strada rovescia le scrivanie, i fogli dei faldoni fanno cerchi per aria, l’orso sbava e spacca tutto quanto. I capi se la fanno addosso. C’è odore di merda, di natura, finalmente.


Dalla strada i passanti intravedono dalle vetrate questo enorme animale infuriato. In un ruggito muto che pare un sonoro sbadiglio, l’orso pregusta il grande letargo.


Perché l’orso è il miglior animale di Lorenzo Costabile


ROULETTE RUSSA

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