top of page

Quando il passato deve ancora arrivare

Quando il passato deve ancora arrivare

Quando guardo la Grande Piramide di Cheope io mi immagino che non sia il monumento funebre di un faraone megalomane, ma il relitto di una civiltà dotata di una tecnologia così superiore alla nostra da apparire, oggi, come un miraggio del futuro. Immagino che quelle pietre millimetriche non siano state trascinate da schiavi sudati, ma modellate da frequenze. Penso all'impossibilità costruttiva di oltre due milioni di blocchi di granito e calcare, pesanti tonnellate, sollevati a centocinquanta metri d'altezza e incastrati con una precisione millimetrica che nemmeno la nostra edilizia robotizzata saprebbe replicare senza margini d'errore. Il regno di Cheope è durato circa vent’anni: per completare l'opera in quel tempo, avrebbero dovuto estrarre in cava, sagomare, trasportare per ottocento chilometri da Assuan e mettere in posa un blocco ogni quattro minuti. Giorno e notte, per due decenni. Con strumenti in bronzo. Il peso medio di ogni blocco è di due tonnellate circa. Il peso della pietra della Camera Del Re è di settanta tonnellate 


In quell’istante, la mia rassicurante linea del tempo collassa. Se la tecnologia del passato fosse più avanzata del nostro presente, allora il progresso sarebbe una menzogna e la storia un labirinto dove stiamo correndo al contrario.


Pare assurdo, ma nel privato vivo la stessa vertigine archeologica. Per anni guardiamo alla nostra storia come a un cumulo di materie grezze: litigate furiose, silenzi punitivi, guerre, pretese e richieste assurde, accuse, mancanze. Ci raccontano che sono solo pietre portate a spalla, fatiche umane di relazioni imperfette dentro la vita dei "resilienti" (che orrore di termine). Ma, scavando bene sotto la sabbia dell'alibi emotivo, spesso si trova che quella che sembrava semplice pietra era piuttosto ingegneria del vuoto.


Orwell scrive: "Chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato". È il dogma di chi comanda (con l'aiuto di chi esegue) elevato a forma d’arte, cancel culture che oggi è prassi terapeutica e relazionale. Il meccanismo è elementare quanto spietato: se riesco a convincerti oggi — nel presente — che il tuo dolore di ieri è "esagerato", che la tua tempra emotiva è scarsa o che non hai dimostrato abbastanza "adesione a ciò che è meglio per tutti", io ho appena riscritto il tuo passato. È una cancellazione selettiva della memoria che serve a renderti orfano della tua stessa esperienza.

​Il segreto del potere, in una relazione come in una dittatura, sta nella somministrazione di un presente modesto. Riesco a spacciarti una realtà mediocre, umiliante e priva di respiro solo se ti convinco che il passato da cui vieni era infinitamente peggio e che quella desolazione era, chiaramente, solo colpa tua. Ti cancello le radici per venderti il mio asfalto come fosse un giardino. E se controllo il tuo passato attraverso questo processo di colpevolizzazione retroattiva, io ti porto a dama: ho già deciso dove andrai domani, dritto verso la prossima sottomissione.


Ma lo shock vero arriva quando scopri che il passato che credevi di conoscere deve ancora manifestarsi. È l'anacronismo dei geroglifici di Abydos: per secoli ci abbiamo letto simboli rituali, ma oggi, nell'era del volo, quegli stessi segni ci appaiono improvvisamente come elicotteri o velivoli spaziali. Non sono cambiati i segni sulla pietra; è cambiato il nostro sguardo. E qui capiamo che solo un determinato momento nel presente può essere interprete vero di un certo passato. Se il presente ristagna, come ristagnava per Roberto Bellarmino, il passato resta un dogma immobile. Se il presente arde, come per Giordano Bruno, il passato rivela i suoi mondi infiniti.

De facto, Bruno guardava proprio il passato: osservava la luce delle stelle, un segnale partito millenni prima, e proprio in quel riflesso antico ha spalancato le porte del futuro.

Fissare il passato con occhi nuovi non è nostalgia, è un atto rivoluzionario che frantuma i confini del possibile. Quando il passato odora di nuovo attraverso lo sguardo di oggi, il presente si fa più colorato e il futuro ritorna a parlare.


Quando il passato deve ancora arrivare

Ecco l'entanglement: quando non trovavo l'ispirazione tra le cose del presente per le mie modeste canzoni, sono sempre andato a pesca nel passato. Erano messaggi criptati spediti dal mio subconscio a un destinatario che non era ancora nato: il me stesso di oggi. Allora le chiamavo "ispirazione" o "malinconia"; oggi capisco che erano planimetrie di una fuga necessaria, segnali d'allarme che il me stesso di allora non aveva il software per decodificare. Il mio subconscio sapeva già quello che la mia coscienza si rifiutava di accettare. Ho seminato nel passato le prove che mi servivano per liberarmi nel presente.


Dal micro al macro è un attimo, perché siamo tutti frammenti dell'Uno – almeno spero – e tutti attendiamo di attingere dal medesimo stagno. In questo specchio d'acqua immobile, la distinzione tra ieri e domani è solo un'illusione ottica per chi resta a riva: nello stagno, passato, presente e futuro sono la stessa sostanza, molecole che si urtano in un eterno simultaneo. Se io ho potuto disseminare messaggi in codice per il me stesso di oggi, allora l'intera umanità sta galleggiando sopra una sapienza che ha già posseduto e che attende solo di essere ripescata. Aggiungo un’implicazione quasi ecologica in questa scoperta, la metto qui come provocazione a margine per raggiungere le mille parole che mi servono, ma anche perché è una verità che scotta...


Se la Piramide fosse davvero il frutto di una tecnologia superiore, sarebbe un’ingegneria a impatto zero: energia pura estratta dal silenzio e dalla pietra, senza scorie, senza inquinamento. È l'esatto opposto del nostro modo "moderno" di gestire i legami. Abbiamo accettato relazioni che funzionano come centrali a carbone: bruciano tutto ciò che siamo per produrre una luce fioca e tossica. Chiamiamo "amore" un sistema che produce tonnellate di detriti psichici e fumi di senso di colpa. Scoprire che il passato contiene una tecnologia pulita significa capire che la distruzione non è una condizione necessaria dell'esistenza. Se questa tecnologia a impatto zero fosse provata, allora a noi resterebbe la scelta: restare in città a subire l'onta di essere i testimonial della sconfitta perenne contro il Darwinismo sociale o, invece, andare a vivere nel bosco come in Walden, senza che nessun giudice possa stabilire che il presente somministrato come TSO sia meglio della regressione al passato off-grid.


Quando il passato deve ancora arrivare

Questo significa che un certo passato non esiste finché non esiste un presente capace di ospitarlo. Come pure non esiste oggi bosco o foresta che possa ospitare regressione alcuna. Hillman direbbe che non si tratta di tornare indietro cronologicamente, ma di "regredire verso il profondo". Per lui, la regressione non è un fallimento dell'adulto, ma un ritorno necessario alle immagini originarie, a quel Pan che abbiamo tradito per obbedire al rumore della città. Accettare che il passato debba ancora arrivare significa smettere di scappare. Significa sedersi davanti a quella Piramide, ignorare le tesi ufficiali come quella di Zahi Hawass e iniziare finalmente a studiarne i circuiti (come fece l’ingegnere Rudolf Gantenbrink).

Perché non è mai stato un caos emotivo, ma era un'architettura di sabotaggio perfetta, progettata da una tecnologia che allora ci sorpassava.

Oggi che il mio presente ha aggiornato il sistema operativo, quella Piramide ha smesso di essere una tomba. È diventata un libretto di istruzioni.

Tutto il resto è Vyse.


(Vyse era un egittologo che fu accusato insieme ai suoi assistenti, Perring e Hill, di aver falsificato il nome di Cheope nelle camere all'interno della piramide, perché in tal modo l'egittologo avrebbe ottenuto la fama desiderata.)


Quando il passato deve ancora arrivare

Commenti


© 2025 L' Idiot All rights reserved

bottom of page