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Una vera giornata in consulenza

Una vera giornata in consulenza

Questo pezzo vuole essere una risposta all’articolo “Una giornata in consulenza”, pubblicato sull’Idiot il 11/02/2026


Quello che si dice sulla consulenza è tutto vero. Le giornate in consulenza sono fatte di sfruttamento e iper-produttività, la testa china sotto il peso del gargantuesco sistema che sta sopra di te. La consulenza è la struttura della speculazione per eccellenza. Si regge sulla base di lavoratori sottopagati e sovraccaricati: stagisti, apprendisti, persone al loro primo impiego. La produzione del valore viene relegata ai livelli inferiori, sui quali vige la logica del guadagno: impiegare il minor numero di persone, pagarle il minimo, fargli fare il più possibile.


L’oppressione dei lavoratori è una compagna quotidiana, solida e tangibile, presente nella vita di coloro che hanno avuto la sfortuna di buttare i propri sogni nel nome di uno stipendio garantito. Parlare di consulenza in termini allegoristici fa solamente il gioco di chi è posto al vertice di questo sistema.  Il problema della consulenza è un problema reale che va combattuto con strumenti concreti, non c’è spazio per le divagazioni letterarie e gli scenari da poemi epici. È inutile passarci un velo di cipria: combattere per i propri diritti è pericoloso.


La consulenza assume i contorni di una setta: quando ci entri ti fa credere che tutto sia possibile, che se ti impegni verrai ricompensato, che un buon lavoro porterà a visibilità e a un compenso migliore. Ti ammalia col mito della meritocrazia, mentre ti chiede di obbedire ciecamente, pena l’impossibilità di ottenere ciò che ti hanno promesso.  La competitività è parte integrante della cultura consulenziale: per sfruttare fino all’ultima goccia il singolo, è fondamentale che questi pensi di essere in gara con gli altri per ottenere il frutto più dolce, quello della promozione, e il consenso dei superiori. La teoria non entra in consulenza, se non nella modalità in cui viene utilizzata per consolidare lo sfruttamento dei suoi lavoratori.


Nel vuoto valoriale creato dal capitalismo e dal consumerismo, la consulenza fiorisce: vendere il nulla in cambio di soldi, creare necessità che non esistono con il mero intento di far girare i milioni. Non stupisce quindi che la consulenza si nutra degli aspetti più marci della cultura del capitale: il lavoro viene prima di tutto e non esiste efficienza che non richieda un enorme impiego di tempo. In una società in cui il morale è diventato puramente materiale, è stato facile inculcare l’idea del produrre come virtù. Lavorare tanto porta tanti soldi (o almeno così vogliono farci credere) e tanti soldi significano una macchina nuova da flexare su Instagram o la vacanza ai Caraibi nelle settimane agostine di chiusura aziendale.



Capisco che sia più facile accontentarsi che combattere. Che sia più facile confezionare un racconto in cui il consulente è la vittima oppressa dai cattivoni, condannata a sopportare di tutto per lo stipendio. Con la distruzione dei movimenti sociali e della coscienza di classe, l’onere dell’analisi della realtà è rimasto in capo al singolo ed è facile non trovare il coraggio di agire per la propria tutela. Ma questa cultura va combattuta coi fatti: non è distopia ma cruda realtà quotidiana di centinaia di migliaia di persone. Non è astrazione, non è un dolore esistenziale che ci affligge da cui non possiamo guarire, ma qualcosa che possiamo cambiare mettendoci di buona lena a fare la nostra parte.


Colleghi consulenti, combattete. Rispondete per le rime al vostro capo che vi chiede ancora una volta di lavorare fino a tarda notte, magari pure non pagati. Rispondetegli che il vostro tempo è vostro e, se vi minaccia, ricordategli che nonostante il suo folle ego, lui non comanda. Che deve rispettare i patti, deve rispettare dei diritti per cui coloro che sono venuti prima di noi hanno lottato a sangue. Ricordategli che deve rispettarvi. Che deve fare ciò che gli spetta e non può delegare i suoi compiti. Ricordategli che il lavoro va pagato e il lavoro di qualità va pagato anche di più. Ricordategli che anche lui non è altro che un ingranaggio di una macchina più grande che inghiottisce tutti; che il potere che pensa di esercitare non esiste ed è solo il rifugio di chi cerca di convincersi di essere diventato immune allo sfruttamento.


E se incontrerete muri, se vi faranno resistenza, non disperate. Parlatene con i colleghi. Agitate le acque. Resistete. E lavorate meno, che tanto ci pensano due volte a rimpiazzarvi.



Una vera giornata in consulenza

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